Carteggio
manifesto · v0.3
C'è un modo strano di sentirsi soli che è proprio delle app di dating. Non è la solitudine di chi non ha nessuno — è quella di chi ha trecento persone davanti agli occhi e nessuna che lo riguardi davvero.
Alcuni amici hanno descritto questa sensazione con una parola precisa: supermercato. Persone come prodotti, ognuna con la sua etichetta — altezza, lavoro, foto in primo piano — e tu lì, in fila, a passare gli scaffali. Una sensazione che corrode. Anche quando funziona.
Carteggio nasce contro questa cosa.
Parla a chi pensa che le persone siano più dei loro tratti. A chi non sa fotografarsi bene ma ha qualcosa da dire che resta dentro. A chi sulle altre app si è sentito invisibile, o solo un volto in più nella pila.
le promesse che ci facciamo
Le foto, solo dopo.
Si sbloccano quando ci si è già scritti per davvero. Il viso è l'ultimo dettaglio, non il primo.
Niente filtri per attributi fisici.
Mai. Neanche nelle versioni a pagamento.
Niente swipe.
L'unità di interazione è il pezzo che hai scritto, non il volto. Si scorre come si sfoglia una rivista, non come si gira un mazzo di carte.
Eco, non like.
Per dire ti ho letto devi scrivere qualcosa. Un piccolo costo che alza la qualità di tutto quello che viene dopo.
Conversazione lenta, all'inizio.
I primi scambi hanno il ritmo di una lettera. Una risposta al giorno, qualche riga pensata. Poi, se entrambi vogliono, si apre la chat libera.
Niente boost a pagamento.
Mai. Quel modello distrugge le app di dating dall'interno e non lo replicheremo.
cosa siamo, in fondo
Un posto dove ci si conosce per quello che si pensa, prima che per come si appare. Dove le parole non sono il preludio al match — sono il match.
Un'app di dating, sì. Ma fatta come si scrive una lettera, non come si fa la spesa.
Se cresceremo, cresceremo lentamente.
Se non cresceremo, saremo stati comunque qualcosa di bello.